CORSI DI FORMAZIONE E REPORTS DI ANALISI E RICERCA INDIPENDENTE IN AMBITO FINANZIARIO ED ECONOMICO

IL SERVIZIO DI FORMAZIONE IN AMBITO FINANZIARIO ED ECONOMICO L’offerta formativa in campo finanziario ed economico di FINANZA MONITOR è suddivisa in 5 aree: 1) Area Analisi Finanziaria e Macroeconomica 2) Area Tecniche di gestione del portafoglio 3) Area Trading on line e Tecniche di trading 4) Area Divulgazione e Cultura finanziaria 5) Area Strumenti finanziari Per ciascuna di queste aree ogni singolo corso ha durata e contenuti adattabili alle effettive esigenze di formazione del cliente; indicativamente ciascun momento formativo può avere una durata da una a tre giornate, a seconda della tipologia e del grado di approfondimento del corso. Per ogni momento formativo proposto viene fornito il materiale ed i riferimenti bibliografici per ulteriori momenti di approfondimento. E' possibile avere un dettagliato programma sui contenuti, il materiale fornito, le finalità che esso si propone, le persone a cui può essere rivolto e i costi. La personalizzazione non riguarda solo il contenuto dei corsi ma anche il luogo in cui si svolgono; infatti, la novità proposta da Finanza Monitor è la formazione a domicilio attivabile dal cliente, laddove questo risieda nel Nord-Centro Italia; infatti, a richiesta dell’utente, un docente potrà recarsi al domicilio della persona interessata e svolgere in modo personalizzato il corso prescelto soddisfando in modo attento tutte le richieste di approfondimento che emergeranno in quella sede. IL SERVIZIO DI REPORTISTICA FINANZIARIA FINANZA MONITOR offre, previa sottoscrizione a pagamento, un servizio di inoltro nella propria mail di reports di analisi e ricerca sui mercati finanziari. Vi interessa seguire l'evoluzione di un titolo azionario, di un mercato finanziario o di una valuta? Volete avere a disposizione un report professionale, tempestivo, indipendente e a basso costo, che Vi aiuti a prendere decisioni di investimento? Vediamo allora nel dettaglio le caratteristiche principali del servizio di reportistica. A) Tutti i reports sono forniti di una tabella di riepilogo che riassume il posizionamento sullo strumento oggetto del report; le posizioni si intendono aperte e chiuse al prezzo di apertura del giorno dopo rispetto al quale FINANZA MONITOR inoltra il report via mail; B) Tutti i reports sono forniti di un track record storico che indica la percentuale di guadagno/perdita teorica conseguente ai posizionamenti indicati e si azzera alla fine di ciascun anno; C) Tutti i reports sono inviati per mail; D) Il pagamento dei reports è anticipato e il costo è in funzione del numero di reports richiesto; E) Il servizio di inoltro dei reports si attiva non appena abbiamo ricevuto la conferma del pagamento; F) Il recesso dal servizio deve essere effettuato tramite l’inoltro di una mail di richiesta. Due sono le famiglie di reports offerte: gli ALERT REPORTS e gli STRATEGY REPORTS. ALERT REPORTS 1) Italian Stock Monitor: Siete interessati a seguire l'andamento di un'azione italiana? Questo report Vi permette di ricevere aggiornamenti, a Vostra scelta, su una o più azioni del listino italiano. Troverete contenuti di analisi tecnica e fondamentale sulle azioni di cui volete avere informazioni ed analisi aggiornate. Potrete personalizzare la Vostra richiesta nell'ambito delle azioni quotate presso la Borsa italiana. 2) Forex Report: Si tratta di un report di analisi tecnica e macroeconomica che fa il punto della situazione sui principali cambi (Euro Dollaro, Euro Yen ed Euro Sterlina); di sicuro aiuto per le aziende che hanno necessità di gestire il rischio cambio e vogliono un punto di riferimento affidabile per decidere cosa fare quando si ricevono flussi o si devono effettuare pagamenti in valuta. Costi: 8 euro a report singolarmente; per sottoscrizioni di 25 ALERT REPORTS (durata del servizio di circa 6 mesi) il prezzo scende a 6 euro per ogni report. E’ previsto l’inoltro di 2 reports gratuiti in sede di prima sottoscrizione del servizio. Cadenza: fino a 50 reports all’anno. STRATEGY REPORTS 1) Asset Allocation Report: Si tratta di un report di strategia ed asset allocation di medio lungo termine rivolto a investitori privati ed istituzionali; contiene tematiche di macroeconomia, analisi fondamentale ed analisi tecnica sui mercati azionari, obbligazionari, delle materie prime e valutari che aiutano l'investitore a fare scelte di investimento in modo più consapevole, informato e razionale. Costo: 30 euro una Asset Allocation Letter Per sottoscrizioni di almeno 6 report (durata del servizio di circa 6-8 mesi) il prezzo è di 25 euro a report. E’ previsto l’inoltro di 1 report gratuito in sede di prima sottoscrizione del servizio. Cadenza: Da 4 a 12 reports all’anno. Per ulteriori informazioni sull'offerta formativa dei diversi corsi, sul programma di ogni corso attivato e sui contenuti dei vari reports, sui costi e sulle modalità di fruizione di queste due tipologie di servizi, potete inviare una mail di richiesta al seguente indirizzo: finanzamonitor@yahoo.it

Sunday, January 24, 2010

Il dibattito sul nuovo assetto delle istituzioni finanziarie: il parere di Financial Markets LAB

Il dibattito sui nuovi assetti dell'economia e delle istituzioni finanziarie è in corso; pubblichiamo un'interessante voce fuori dal coro del blog Financial Markets LAB.

Quando leggo certi articoli rimango, sinceramente molto perplesso. Mi riferisco a quello pubblicato su Il Sole 24 Ore di venerdì 22 gennaio a pagina 12, di Donato Masciandaro. L’articolo, intitolato “Giù le mani dalle banche centrali”, è una difesa a spada tratta, riguardo l’autonomia delle banche centrali, alla luce della crisi vissuta dall’economia globale. In apparenza, la causa dell’indipendenza e dell’autonomia appare sacrosanta, tuttavia mi preme fare alcune considerazioni, entrando in punta di piedi nel dibattito in corso, riguardo il ruolo che dovranno giocare le banche centrali in futuro. L’articolo evidenzia la differenza tra banca centrale monetarista, che si pone come unico obiettivo quello della stabilità dei prezzi e banca centrale di stampo keynesiano, che tende ad avere responsabilità anche nell’ambito della vigilanza.
Masciandaro scrive:”Finora infatti le banche centrali monetariste hanno ben perseguito il loro obiettivo primario: il controllo dell’inflazione, soprattutto nelle economie sviluppate. In secondo luogo, le banche centrali monetariste, almeno finora, hanno tutelato meglio anche la stabilità monetaria”.
Masciandaro prosegue ancora:”Dunque, dopo la lezione della crisi, la ricetta dovrebbe essere: mantenere le banche centrali indipendenti nella gestione della politica monetaria, evitando che si occupino anche della vigilanza”.
In altre parole, l’autore sarebbe per una banca centrale di stampo monetarista che mantenga la propria indipendenza. Ebbene, questa soluzione significherebbe non avere imparato nulla dalla più grave crisi economica vissuta finora dalle economie occidentali. Il vero problema, a mio avviso, non è lo scegliere tra l’impostazione monetarista o quella keynesiana ma piuttosto quello di riconoscere, innanzitutto, che gli obiettivi di stabilità dei prezzi e monetaria, nel corso degli ultimi anni, non sono stati pienamente raggiunti. Le ragioni di questo parziale fallimento sono legate, in parte, ad effettivi casi di incapacità di alcuni banchieri centrali e, in larga misura, alla manifesta impossibilità di prevedere l’andamento futuro delle principali variabili macroeconomiche. Come si fanno ad utilizzare strumenti di politica monetaria in modo efficace quando le decisioni si basano su variabili macroeconomiche difficili da prevedere?! Un banale esempio? Negli Usa vengono fornite a distanza di tempo 3 stime del Pil che cambiano anche molto l’una dall’altra.
Tornando ai risultati ottenuti dalle banche centrali, cito un solo esempio: la situazione di deflazione in cui versa da molti anni il Giappone ed in cui potrebbero cadere altre economie, come quella statunitense, qualora la Federal Reserve sbagli nel giocare la carta della exit strategy. In effetti, tenendo conto delle distorsioni nelle misurazioni standard dei prezzi a livello aggregato, la frequenza trimestrale di una “deflazione effettiva” è aumentata sensibilmente negli ultimi anni (si veda la tabella seguente). La recente esperienza giapponese e quella della Grande Depressione mostrano con chiarezza come un contesto apparentemente favorevole di bassa inflazione possa cedere il posto a una deflazione dirompente. La tabella qui in basso mostra in percentuale il numero di trimestri in cui i diversi Paesi esaminati hanno sperimentato livelli di crescita dei prezzi sotto 1%.

Inoltre, l’uso indiscriminato della leva monetaria è stata una delle principali cause dell’instabilità e delle bolle finanziarie susseguitesi una di seguito all’altra: dalla bolla tecnologica degli anni duemila a quella dei mutui subprime e del mercato immobiliare Americano del 2007, con conseguenze pesanti sull’economia reale e sull’andamento dei mercati finanziari. A che prezzo quindi, le banche centrali hanno perseguito, senza raggiungerli pienamente, i loro obiettivi di controllo dell’inflazione e di stabilità monetaria?! Qual’è stato il costo sociale delle politiche monetarie adottate dalle banche centrali?!
Masciandaro sostiene poi che “le banche centrali monetariste, almeno finora, hanno tutelato meglio anche la stabilità monetaria.”
Non entro nel merito della scelta tra banca centrale monetarista e keynesiana; se per stabilità monetaria l’autore intende il contenimento delle oscillazioni dei cambi, sinceramente non mi risulta che l’obiettivo sia stato raggiunto; cito un solo esempio: il dollar index, indice paniere delle principali valute contro il dollaro americano solo negli ultimi due anni è andato da 72 a 88 e poi è tornato a 74; un range di escursione di oltre il 20%. Questa si chiama stabilità monetaria?! La stabilità monetaria non è perseguibile in un regime di cambi flessibili, in un contesto cioè dove il rapporto di cambio si muove, si aggiusta (anzi si deve aggiustare!) in funzione delle aspettative degli investitori, fungendo proprio da meccanismo riequilibratore. Ebbene, non esiste nessuna banca centrale al mondo in grado di mantenere fermo o stabile il proprio tasso di cambio. Ricordo ad esempio negli anni passati gli sforzi, completamente inutili, perseguiti da Bank of Japan per stabilizzare lo Yen. Proprio in questa fase gli Usa hanno bisogno di un dollaro debole per mitigare i disequilibri esistenti.
Tornando alle politiche monetarie, effettivamente, negli ultimi decenni del Novecento, pressoché in tutti i Paesi occidentali, ci si è orientati a considerare cruciale il controllo del tasso di inflazione. Alle banche centrali è stato affidato il compito di perseguire la stabilità dei prezzi.Si è affermata la consapevolezza che l'inflazione comporta costi elevati agli operatori economici perché altera il valore segnaletico dei prezzi relativi nell’allocazione delle risorse. Secondo questa logica quindi la banca centrale deve porsi come obiettivo la determinazione di un tasso ottimale di inflazione che sia stabile nel tempo. In effetti, i motivi che depongono a favore della stabilità monetaria, e quindi per una politica monetaria che si ponga l’obiettivo di stabilizzare il tasso di inflazione su un valore prossimo a zero, sono molteplici. Ad esempio, la combinazione di inflazione e sistemi tributari non perfettamente indicizzati può generare distorsioni fiscali (il cosiddetto fiscal drag). Un tasso d’inflazione instabile poi, può dar luogo a fenomeni di illusione monetaria che induce gli operatori a adottare decisioni non corrette. Inoltre, se l’inflazione è di per sé un fenomeno negativo l’obiettivo della stabilità monetaria ha il pregio di essere semplice e credibile per le autorità monetarie che s’impegnano a conseguirlo.
Tuttavia, affinché le politiche monetarie anti-inflazionistiche non siano socialmente costose è necessario che si verifichino tre importanti condizioni:
a) il mercato del lavoro deve trovarsi continuamente in equilibrio (non devono quindi esistere contratti di lavoro multiperiodali);b) le aspettative non devono essere di tipo adattivo; nel caso di aspettative adattive che tendono, quindi, a modificarsi lentamente, se la banca centrale adotta una politica restrittiva, che consente di eliminare l'inflazione, ciò avverrà al prezzo di un aumento del tasso di disoccupazione nel breve periodo perchè le aspettative circa il tasso d’inflazione prevalente nel periodo successivo saranno riviste gradualmente, quindi anche i salari monetari si adegueranno con ritardo, per cui si avrà un aumento temporaneo del tasso di disoccupazione oltre il suo livello naturale.
c) le politiche monetarie annunciate devono essere credibili; se la banca centrale gode di un'elevata reputazione, non solo la soluzione non-inflazionistica risulta più facilmente raggiungibile, ma l'efficacia della politica monetaria è accresciuta, perché i segnali lanciati dalle autorità monetarie risultano credibili.

Ho seri dubbi circa la possibilità che queste tre condizioni sussistano o siano esistite simultaneamente nei periodi passati. Da qui traggo una prima importante conclusione ribadendo un concetto già espresso: la questione cruciale non è la scelta tra banche monetariste o keynesiane; la questione è: poiché le banche centrali non sono in grado di perseguire pienamente l’obiettivo di controllo dell’inflazione, anzi con le loro politiche monetarie hanno alimentato i problemi del sistema, mai come ora, dopo “la madre di tutte le crisi economiche” è necessario cogliere l’occasione per ridefinirne il loro ruolo assegnandogli obiettivi effettivamente raggiungibili e volti a creare benessere e crescita economica sostenibile. Abbiamo davanti a noi una grande possibilità: quella di definire un nuovo paradigma e di ridisegnare le regole del sistema economico.
Ben vengano a questo proposito le visioni illuminate di grandi economisti come Partha Dasgupta che, ad esempio, mettono in discussione l’abc dell’economia: le modalità di calcolo del Pil di un Paese!
La questione dell’indipendenza di cui parla Masciandaro poi, è un altro nodo da chiarire.
E’ vero, l’indipendenza della banca centrale è stata introdotta in molti Paesi, con un obiettivo ben chiaro e facile da misurare: combattere l’inflazione. Tuttavia molti autori evidenziano come i risultati ottenuti contro l’inflazione dipendano non tanto dall’indipendenza in se ma da quanto le istituzioni del Paese sono forti; l’evidenza empirica mostra come i risultati contro l’inflazione sembrano scarsi o del tutto assenti nei Paesi con istituzioni politiche troppo forti oppure deboli. Viceversa, l’effetto sull’inflazione è più forte nei Paesi con istituzioni di forza intermedia.
Pertanto, se da un lato l’indipendenza è un concetto condivisibile, dall’altro la definizione dell’indipendenza di una banca centrale non può prescindere da un’attenta analisi della qualità delle istituzioni del Paese a cui appartiene.Dunque, bisogna ridefinire il ruolo e le responsabilità delle banche centrali alla luce dei limiti che le loro politiche, a volte dissennate, hanno mostrato avere in questi anni, modulandone l’indipendenza in funzione dei Paesi a cui appartengono.

Financial Markets LAB (http://www.financialmarketslab.blogspot.com/)

Saturday, January 16, 2010

Pubblichiamo la seconda parte di un interessante articolo scritto dal Blog Financial Markets LAB e tratto dalla Financial Markets LAB Newsletter.

Financial Markets LAB Newsletter – gennaio 2010 – N°2 Opportunità di investimento nel 2010: tra rischi ed opportunità – II° PARTE
Nello scorso report abbiamo parlato di rischi: sul versante della sostenibilità di una crescita economica drogata dalla creazione di carta in eccesso, a causa dell’immane debito dei Paesi Occidentali e delle exit strategy che le Banche Centrali dovranno, prima o poi, intraprendere. L’elenco dei rischi non è esaurito, ma prima voglio ripartire esattamente da dove ci eravamo lasciati: dal decennio perduto delle Borse e dell’economia. Chi avesse investito 100 euro nell’indice europeo all’inizio del 2000, oggi ne avrebbe circa 87, dividendi inclusi. Le analogie con il periodo 1968-1982 ci sono;anche allora lo sboom iniziò dopo uno straordinario periodo di crescita iniziato con la ricostruzione dopo la fine della seconda guerra mondiale; negli anni novanta, invece, la crescita fu trainata dall’innovazione tecnologica (internet) e da una produttività stellare. Ma la crescita non dura all’infinito, in particolare, se si producono beni e servizi in eccesso rispetto a quanto la domanda può assorbire.
E’ impressionante vedere i rendimenti decennali total return(comprensivi, cioè, non solo della rivalutazione dei corsi azionari ma anche della distribuzione dei dividendi) dell’indice S&P500 della Borsa Americana dagli anni ’30 ad oggi; dal grafico a barrequi sopra risulta anche evidente come gli anni ’50, ’80 e ’90 siano stati eccezionali dal punto di vista dei rendimenti e che passeranno alcuni lustri prima di rivederli. Più realistico dunque ipotizzare per le azioni rendimenti non stellari del 5%-7% all’anno per il decennio che abbiamo davanti, a meno che la storia non ci riservi sorprese dal punto di vista dell’innovazione tecnologica (auto ad idrogeno, energie alternative, etc).Parlare dell’occupazione, poi, è come sparare sulla croce rossa; guardate il grafico seguente che mostra quanta occupazione è stata creata nel decennio appena trascorso. Non era mai successo, dagli anni ‘40 ad oggi, di vedere una così bassa creazione di posti di lavoro!


Torniamo ai rischi, partendo proprio dall’occupazione; in realtà, dell’occupazione abbiamo già parlato nelle scorse Financial Markets LAB Newsletter e nei vari post sul Blog; quindi non ha senso dilungarsi oltre; ribadisco solo che nel corso del 2010l’occupazione rimarrà asfittica con tendenza al peggioramento e, nella migliore delle ipotesi, potrà tendere a stabilizzarsi sui livelli raggiunti nel 2009; gli eventuali segni di miglioramento deriveranno solamente da aiuti statali e non saranno legati a scenari di crescita sostenibile. Come può migliorare l’occupazionese grandi settori come quello immobiliare o automobilistico Americano, stanno lottando con problemi di sovra capacità produttiva?! Come ho già detto, vedo solo una via d’uscita: l’innovazione tecnologica.Ovviamente, problemi sul versante occupazionale si ripercuotono dal lato dei consumi (circa due terzi del Pil Usa una volta era costituito dai consumi degli Americani) e della fiducia delle famiglie.Nel sistema finanziario i problemi non sono ancora del tutto risolti; aspettiamoci nuovi fallimenti di banche nel corso di questo anno e le istituzioni creditizie che non falliranno soffriranno ancora pesantemente (mi riferisco in particolare allebanche anglosassoni; quelle italiane sono un’altra storia, per fortuna); un esempio?Citigroup è esposta per centinaia di miliardi di dollari nel settore real estate; non credo che il settore immobiliare Usa risorgerà questo anno; anzi, penso che il rimbalzoin atto sarà di breve durata (vedi indicatori tipo l’S&P-Case Shiller Index); nei prossimi anni (2010-2012) una marea di mutui dovranno essere rinegoziati negli Stati Uniti; in altre parole, gente che aveva acceso mutui ARMs negli scorsi anni a condizionivantaggiose saranno costrette, a causa del vincolo contrattuale, a rivedere (in peggio!!) le condizioni dei loro mutui; gli ARMs sono dei mutui dove c’è un’opzione, una clausola, che permette al mutuatario di pagare un interesse molto basso per i primianni di vita del mutuo, successivamente l’interesse viene ricalcolato con dei parametri molto peggiorativi. Difatti da qui il prefisso ARMS = option adjustable-rate mortgages.E come commentare la recente affermazione di Geithner (Segretario del Tesoro Americano)?!:“We're not going to have.... a second wave of financial crisis..... We'll do what is necessary to prevent that.......and that is completely within our capacity to prevent."
Mi viene da dire una sola parola: FANTASTICO!!!
L’affermazione del Segretario del Tesoro Usa è un’ammissione implicita che le autorità Statunitensi si attendono una “second wave” magari proprio legata ai mutui ARMs o alla marea di strumenti derivati ancora annidati nei bilanci delle banche (chedall’inizio della crisi ad oggi sono aumentati!!). Io la interpreto proprio così, come una confessione!Sempre nella stessa recente intervista Geithner sentenziava:"We were in a very deep hole and it is going to take a long time to repair the damage done to confidence."Ebbene, personalmente sono davvero molto preoccupato riguardo la concreta possibilità di una seconda ondata di crisi finanziaria perché, in questo secondo round, le Autorità avrebbero meno armi a disposizione per fronteggiarla, visto che, come hogià scritto, gli Usa hanno già emesso più passività di una “Repubblica delle banane”. Un altro segnale preoccupante è legato alle recenti affermazioni riguardo la decisione delTesoro Usa, annunciata il 24 dicembre scorso, di fornire un sostegno finanziario illimitato a Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che forniscono mutui a tasso agevolato negli Usa (finora le due agenzie hanno ricevuto qualcosa come60 e 51 miliardi di dollari di aiuti); questa notizia, assolutamente pessima dal punto di vista etico (il Tesoro Usa sta dicendo all’americano medio: “accendi pure un mutuo, poi anche se non sei in grado di ripagarlo, intervengo io, con i soldi ditutti i contribuenti per ripianare le perdite!! Come faccio?! Faccio stampare cartamoneta dalla Federal Reserve e ricompro i titoli spazzatura che sono nell’attivo di Fannie & Freddie, semplice no?!”) potrebbe essere la punta di un iceberg di problemi legati al mercato immobiliare e, probabilmente, il TesoroAmericano vuole giocare d’anticipo.Tra le possibili soluzioni alla crisi, oltre alla più volte citata innovazione tecnologica avrei potuto inserire un’altra importante variabile: il sostegno allo sviluppo mondiale delle grandi economie emergenti (oramai emergenti neanche più di tanto!): Cina e Indiain testa. Ma come è successo nei passati “inverni di Kondratieff” (vedi grafico) durante le crisi si alzano steccati e barriere; paradossalmente “le economie si arroccano dentro castelli medievali” per difendersi e fronteggiare dure guerre commerciali.Torniamo ai rischi, partendo proprio dall’occupazione; in realtà, dell’occupazione abbiamo già parlato nelle scorse Financial Markets LAB Newsletter e nei vari post sul Blog; quindi non ha senso dilungarsi oltre; ribadisco solo che nel corso del 2010l’occupazione rimarrà asfittica con tendenza al peggioramento e, nella migliore delle ipotesi, potrà tendere a stabilizzarsi sui livelli raggiunti nel 2009; gli eventuali segni di miglioramento deriveranno solamente da aiuti statali e non saranno legati a scenari di crescita sostenibile. Come può migliorare l’occupazionese grandi settori come quello immobiliare o automobilistico Americano, stanno lottando con problemi di sovra capacità produttiva?! Come ho già detto, vedo solo una via d’uscita: l’innovazione tecnologica.Ovviamente, problemi sul versante occupazionale si ripercuotono dal lato dei consumi (circa due terzi del Pil Usa una volta era costituito dai consumi degli Americani) e della fiducia delle famiglie.Nel sistema finanziario i problemi non sono ancora del tutto risolti; aspettiamoci nuovi fallimenti di banche nel corso di questo anno e le istituzioni creditizie che non falliranno soffriranno ancora pesantemente (mi riferisco in particolare allebanche anglosassoni; quelle italiane sono un’altra storia, per fortuna); un esempio?Citigroup è esposta per centinaia di miliardi di dollari nel settore real estate; non credo che il settore immobiliare Usa risorgerà questo anno; anzi, penso che il rimbalzoin atto sarà di breve durata (vedi indicatori tipo l’S&P-Case Shiller Index); nei prossimi anni (2010-2012) una marea di mutui dovranno essere rinegoziati negli Stati Uniti; in altre parole, gente che aveva acceso mutui ARMs negli scorsi anni a condizionivantaggiose saranno costrette, a causa del vincolo contrattuale, a rivedere (in peggio!!) le condizioni dei loro mutui; gli ARMs sono dei mutui dove c’è un’opzione, una clausola, che permette al mutuatario di pagare un interesse molto basso per i primianni di vita del mutuo, successivamente l’interesse viene ricalcolato con dei parametri molto peggiorativi. Difatti da qui il prefisso ARMS = option adjustable-rate mortgages.E come commentare la recente affermazione di Geithner (Segretario del Tesoro Americano)?!:“We're not going to have.... a second wave of financial crisis..... We'll do what is necessary to prevent that.......and that is completely within our capacity to prevent."Mi viene da dire una sola parola: FANTASTICO!!!L’affermazione del Segretario del Tesoro Usa è un’ammissione implicita che le autorità Statunitensi si attendono una “second wave” magari proprio legata ai mutui ARMs o alla marea di strumenti derivati ancora annidati nei bilanci delle banche (chedall’inizio della crisi ad oggi sono aumentati!!). Io la interpreto proprio così, come una confessione!Sempre nella stessa recente intervista Geithner sentenziava:"We were in a very deep hole and it is going to take a long time to repair the damage done to confidence."Ebbene, personalmente sono davvero molto preoccupato riguardo la concreta possibilità di una seconda ondata di crisi finanziaria perché, in questo secondo round, le Autorità avrebbero meno armi a disposizione per fronteggiarla, visto che, come hogià scritto, gli Usa hanno già emesso più passività di una “Repubblica delle banane”. Un altro segnale preoccupante è legato alle recenti affermazioni riguardo la decisione delTesoro Usa, annunciata il 24 dicembre scorso, di fornire un sostegno finanziario illimitato a Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che forniscono mutui a tasso agevolato negli Usa (finora le due agenzie hanno ricevuto qualcosa come60 e 51 miliardi di dollari di aiuti); questa notizia, assolutamente pessima dal punto di vista etico (il Tesoro Usa sta dicendo all’americano medio: “accendi pure un mutuo, poi anche se non sei in grado di ripagarlo, intervengo io, con i soldi ditutti i contribuenti per ripianare le perdite!! Come faccio?! Faccio stampare cartamoneta dalla Federal Reserve e ricompro i titoli spazzatura che sono nell’attivo di Fannie & Freddie, semplice no?!”) potrebbe essere la punta di un iceberg di problemi legati al mercato immobiliare e, probabilmente, il TesoroAmericano vuole giocare d’anticipo.Tra le possibili soluzioni alla crisi, oltre alla più volte citata innovazione tecnologica avrei potuto inserire un’altra importante variabile: il sostegno allo sviluppo mondiale delle grandi economie emergenti (oramai emergenti neanche più di tanto!): Cina e Indiain testa. Ma come è successo nei passati “inverni di Kondratieff” (vedi grafico) durante le crisi si alzano steccati e barriere; paradossalmente “le economie si arroccano dentro castelli medievali” per difendersi e fronteggiare dure guerre commerciali.


Come ha più volte sottolineato Paul Krugman, la Cina è una grande potenza finanziaria e commerciale che però non si muove in coordinamento con le altre grandi economie. L’esempio più eclatante di questa affermazione è lo yuan fermo per legge al valore di6.8 rispetto al dollaro. L’International Trade Commission ha deciso di rispondere con l’utilizzo dei dazi; proprio gli Usa (tra l’altro, dopo che Obama si è recato in Cina poche settimane fa a sostenere la causa Americana) applicheranno dazi dal 10% al16% sui tubi d’acciaio made in Cina. Usa ed Unione Europea hanno più volte spinto la Cina a rivalutare la propria moneta; proprio alcuni giorni fa il governo cinese ha risposto freddamente che ogni decisione verrà presa secondo i tempi e i modi ritenuti più opportuni. Tra Usa e Cina ci sono in ballo qualcosa come 400 miliardi (dollaro più dollaro meno) di scambi commerciali e, al momento, risulta difficile capire come andrà a finire.Il quadro che ho dipinto è a tinte fosche lo so, anche se qualche opportunità di investimento, come abbiamo visto anche nella I° PARTE non mancherà; l’elenco dei rischi non finirebbe qui; ho voluto evidenziarvi quelli più eclatanti. Concludo questonumero della Financial Markets LAB Newsletter segnalandovi che qualcuno che sta meglio nel mondo e gode di buona salute c’è: le economie dei mercati emergenti ovvero proprio Cina, India, Russia e Brasile in testa. Ho questa convinzione: ritengo che i mercati azionari di queste economie siano da accumulare sulle debolezze vista la forza delle loro economie, che cresceranno a ritmi compresi tra il 5% ed il 10% contro le asfittiche crescite del 2%-3%dei G-10. Vi segnalo infine una frase di V. Lenin (non sono certamente un ammiratore del suo pensiero politico-economico, ma l’affermazione, se riferita all’operato degli Usa degliultimi due anni e mezzo, è molto attuale!):“The best way to destroy the capitalist system is to debauch the currency.”Per il momento è tutto. Passo e chiudo.

Financial Markets LAB (http://www.financialmarketslab.blogspot.com/)

Monday, January 4, 2010

Pubblichiamo un interessante articolo sulle prospettive di investimento per il 2010, scritto dal Blog Financial Markets LAB. (http://www.financialmarketslab.blogspot.com/)


Opportunità di investimento nel 2010: tra rischi ed opportunità – I° PARTE
Ecco il primo report dell’anno nuovo; abbiamo stappato da poco lo spumante, brindato al nuovo anno, fatto gli auguri ai nostri cari augurando loro tutto il meglio possibile ma ora torniamo a parlare di economia, finanza e di prospettive future. Idealizzando una bilancia e mettendo su ciascuno dei due piatti le possibili opportunità e i potenziali
rischi, l’ago pare pendere drasticamente a favore dei secondi, rendendo difficile qualsiasi esercizio di sfrenato ottimismo per l’anno appena incominciato. Tuttavia, pur tra molteplici rischi, paiono anche prospettarsi delle opportunità di investimento. Non avrò il tempo e lo spazio per approfondire tutti i temi che toccherò in questo numero della Financial Markets LAB Newsletter; lo farò nel corso del 2010 attraverso i post
che scriverò nei prossimi mesi sul Blog(http://www.financialmarketslab.blogspot.com/). In questa sede (e nella prossima Newsletter) toccherò in rapida successione le principali questioni sotto i riflettori; argomenti di sicuro interesse per il risparmiatore italiano,
sempre impegnato a difendere i propri risparmi e a cercare qualche opportunità di guadagno.
Faccio qualche considerazione su quanto è avvenuto nell’anno appena trascorso, anche se tutti i lettori più fedeli, sanno, in larga misura, cosa penso; le Borse e i temi a spread (titoli obbligazionari corporate e high yield), dopo i minimi fatti toccare a marzo 2009, hanno innescato un grandioso recupero confortati dalle politiche monetarie e fiscali messe in atto dai Governi Occidentali. La leva monetaria, in particolare, è stata sfruttata come mai era stato fatto prima. L’inondazione di carta
avutasi nel corso degli ultimi mesi è stata impressionante; non voglio discutere in questa sede se i Banchieri Centrali hanno svolto o no un buon lavoro; non sta a me giudicarli; voglio solo valutare i fatti che mi si parano davanti e ragionare sulle conseguenze di certe scelte. Il crollo del sistema finanziario mondiale sembra sia stato evitato, ma a quale prezzo?! Questa recessione non ha avuto solo un’impronta finanziaria; è stata una crisi del sistema economico Occidentale e della sua impostazione, poco incline a favorire principi etici in ambito economico, e, in particolare, di sovra capacità produttiva, alimentata dall’uso eccessivo dell’indebitamento a livello privato, pubblico e nei confronti dei partners commerciali
delle economie emergenti; inoltre, la crisi che stiamo ancora vivendo non è iniziata nel 2007 con lo scoppio del problema dei mutui subprime; è iniziata prima, con lo scoppio della bolla tecnologica nel 2000. Ora il malato sembra essere in convalescenza e non faccio fatica a pensare che questa possa essere ancora lunga e irta di difficoltà. Ora cosa ci attende? Innanzitutto, stando alle stime, la recessione Statunitense dovrebbe
essere finita (almeno “tecnicamente”) tra giugno e agosto del 2009 (ma il National Bureau of Economic Research Americano ce lo dirà ufficialmente tra qualche mese!!).
Effettivamente, qualche segnale di ripresa lo abbiamo visto nel corso degli ultimi tempi: rimbalzo degli indicatori anticipatori della congiuntura economica, qualche segnale di stabilizzazione del mercato immobiliare Usa, segnali di rallentamento della disoccupazione, etc.
Tuttavia questi segnali non sono sufficienti per farci ipotizzare una ripresa del ciclo economico sana, virtuosa e duratura perchè il sistema, in questo
momento, è drogato da un eccesso di liquidità. Questa liquidità, se da un lato ha contribuito ad evitare il tracollo dell’economia globale (bisogna riconoscerlo) dall’altro creerà altri problemi nel medio-lungo periodo.
Nel corso del 2010, inoltre, paiono profilarsi una serie di fattori che sembrano fungere da potenziali destabilizzatori del sistema economico finanziario mondiale.
Iniziamo dalla crescita economica: molte autorevoli fonti ipotizzano che il picco degli effetti “espansivi” delle politiche fiscali Usa lo si vedrà tra il 4° trimestre del 2009 ed il primo trimestre del 2010 (anche in questo caso, lo vedremo in modo ufficiale tra qualche mese quando valuteremo i dati effettivi e non le stime). Questo significa che nuovi sforzi dovranno essere messi in atto, soprattutto sul versante delle politiche fiscali e delle riforme strutturali, per evitare che la convalescenza in atto non si tramuti in una ricaduta del malato. Ma nuovi provvedimenti fiscali contribuiranno ad
aumentare le voragini di debito che i principali Paesi Occidentali hanno accumulato nel corso degli ultimi anni. Proprio la dimensione del debito accumulato rappresenta una delle principali minacce del 2010. Se parlo di debito di uno Stato devo valutare innanzitutto la sua sostenibilità. Prendiamo come esempio gli Usa; nel 2009 la Banca Centrale Americana ha assorbito in acquisto parecchie centinaia di miliardi di dollari di titoli di Stato Usa (non ricordo la cifra precisa…); dopo questi acquisti, sono rimasti 200 miliardi di dollari (dollaro più dollaro meno) che sono stati facilmente collocati sul mercato (anche grazie all’eccesso di liquidità creato dalla
Federal Reserve stessa, che ha fatto si che le banche Statunitensi comprassero titoli di Stato nazionali con i soldi prestati dalla Banca Centrale, piuttosto che immetterli nel sistema economico finanziando imprese e privati!). Orbene, nel 2010 l’offerta di carta sarà, più o meno, di 2200 miliardi di dollari a fronte di disponibilità di assorbimento di circa 200 miliardi da parte della Federal Reserve; chi assorbirà gli altri 2000 miliardi? I Paesi Occidentali indebitati sino al collo? La Cina, che nei giorni
scorsi ha già detto che limiterà i suoi acquisti di Treasuries? A peggiorare
l’appetibilità ci sono anche i bassi rendimenti di mercato che questi titoli hanno al momento e la debolezza intrinseca del dollaro Americano; quale è la via d’uscita? Ancora una volta la Federal Reserve si troverà costretta a stampare moneta e a far svalutare il biglietto verde!! In altre parole, più carta viene immessa nel sistema, tanto più il sistema necessita di carta. Mi permetto di osservare che, forse, invece di ricorrere ad un eccessivo uso “dell’elicottero Ben” per annacquare il sistema, gli Stati (Usa in testa) avrebbero potuto cogliere l’occasione per attuare drastiche riforme
strutturali salvando il salvabile e facendo fallire le società e le banche meno virtuose. Il discorso richiede spazio, tempo e considerazioni sull’efficacia delle politiche monetarie che magari farò nel Blog; cominciamo piuttosto col vedere quali possono essere le conseguenze e le opportunità per chi deve fare scelte di investimento nel corso del 2010.
Ne elenco SOLO alcune….
1) Non considerare più tutti i titoli di Stato come totalmente esenti da
rischi; sarà importante acquistare solo titoli di Stati virtuosi o meno
indebitati;
2) I titoli corporate e high yield possono ancora riservare qualche
soddisfazione e rappresentare una buona alternativa ma vanno
opportunamente selezionati; anzi, questo anno i criteri di selezione (di tipo
fondamentale e legati all’analisi di ciascuna società) dovranno essere ancora più stringenti;
3) Essere estremamente prudenti sulle attività denominate in dollari
Americani; il biglietto verde è strutturalmente debole;
4) Diversificare il proprio patrimonio con metalli preziosi (oro, argento e
platino) e con materie prime in generale (in particolare quelle del settore
Agricolo);
5) L’inflazione non dovrebbe essere un problema nell’immediato, viste le
predominanti spinte deflazionistiche, tuttavia potrebbe diventarlo verso la
fine del 2010 e molto probabilmente nei prossimi anni (un altro dei prezzi
da pagare per aver scongiurato il tracollo con l’uso della politica
monetaria), visto che l’enorme quantitativo di liquidità immesso nel sistema, prima o poi, farà manifestare lo spettro dell’inflazione; in tal senso, in un portafoglio ben diversificato dovrebbero trovare spazio i titoli indicizzati all’inflazione, con l’obiettivo di aumentarne il peso, laddove nel corso del 2010 si comincino ad evidenziare i rigurgiti dell’inflazione.
Torniamo ai rischi.
Un altro rischio potenziale con cui, temo, dovremo confrontarci sarà legato a come le Banche Centrali gestiranno le Exit strategy; la Federal Reserve si rende conto di quanta liquidità ha messo sul “tavolo dei mercati finanziari” ed è a conoscenza dei rischi insiti in questo eccesso di carta: inflazione a lungo termine e nascita di nuove bolle finanziarie. Ma allo stesso tempo, alzare i tassi prematuramente significherebbe strozzare la timida ripresa in atto, alzare il costo del debito e far restringere (con un bear flattening) lo spread tra tassi a breve e tassi a lungo, a danno dei bilanci delle banche, ancora in evidente difficoltà. Dal mio punto di vista, valutando lo stato di convalescenza del malato e in considerazione con quanto finora
detto sulle voragini dei debiti pubblici, i tassi dovrebbero rimanere sui livelli attuali almeno per tutto il 2010; l’attuale consensus dei mercati finanziari depone per un rialzo dei tassi nel terzo trimestre dell’anno; a mio avviso, il rischio è che la Fed “giochi male la propria carta” e sia spinta ad agire o troppo presto o in ritardo. Nel primo caso si strozzerà la neonata crescita, nel secondo avremo una crescita sempre sotto il potenziale con un’inflazione galoppante. I miei lettori sanno che non ho una
grande opinione dei monetaristi e del ricorso eccessivo a strumenti di politica monetaria; e una delle ragioni è legata proprio alla difficoltà di modulare con il giusto timing l’espansione e la restrizione di moneta. Tra l’altro, anche Friedman, padre del monetarismo, espresse dei dubbi sull'efficacia del monetarismo stesso:
"The use of quantity of money as a target has not been a success…..I'm not sure I would as of today push it as hard as I once did. ...”
Ovvero, l'uso della quantità di moneta come obiettivo non è stato un successo.
E per Noi investitori?! Aspettative di rialzo dei tassi non fanno bene alle Borse ed ai tassi a lungo termine (non controllabili dalle Banche Centrali); anche per questo continuo a pensare che nel 2010 le Piazze azionarie non abbiano le potenzialità rialziste che abbiamo visto nell’anno appena finito quando è partito il poderoso rimbalzo dai minimi di marzo. Non credo che lo S&P500 possa andare sopra l’area 1250-1300 stabilmente; come ho già segnalato, per il momento il bull market è lì e le tendenze dei principali indici azionari sono rialziste; a livello di valutazioni fondamentali invece, vedo qualche segnale di eccesso: ad esempio un mercato
azionario Usa leggermente sopravvalutato già a questi livelli (S&P500 attualmente in area 1120). Il target 1250-1300 per lo S&P500, desumibile dall’analisi tecnica, potrebbe essere raggiunto senza correzioni significative dai livelli attuali o dopo l’avvio di una fase di prese di beneficio; in ogni caso 1250-1300, al momento rappresenta il mio target finale per il Bull market Ciclico in corso.
Già, Bull Market Ciclico…..Non Secolare…..Si perché, come ho già sostenuto in molte occasioni, siamo ancora dentro un Bear Market Secolare, cioè una lunga fase ribassista cominciata nel 2000.
2000-2009: dieci anni persi sotto il profilo economico in termini di crescita e creazione di occupazione; dieci anni persi sotto il profilo dei rendimenti azionari.
Per il momento mi fermo qui; nella prossima Financial Markets LAB Newsletter
completeremo lo scenario. Restate sintonizzati. FINE PRIMA PARTE

Articolo tratto dalla Financial Markets LAB Newsletter pubblicata dal Blog
http://www.financialmarketslab.blogspot.com/

Tuesday, December 29, 2009

In uscita il report dedicato alle opportunità di investimento del 2010

Siamo in prossimità della fine del 2009 e stiamo per addentrarci verso il nuovo anno; il Team di Finanza Monitor ha deciso di far uscire un "report speciale" che sintetizzi in modo esaustivo quali sono le possibili opportunità di investimento nel 2010; abbiamo analizzato lo scenario di medio lungo periodo e quello di breve termine evidenziando rischi ed opportunità per l'investitore che si appresta a decidere riguardo i propri investimenti. Il report si chiama:

2010: quali opportunità e quali rischi per il risparmiatore italiano?

Questo studio contiene approfondimenti di analisi tecnica, fondamentale e macroeconomica riguardanti i mercati azionari, obbligazionari e delle materie prime.
Come deve muoversi l'investitore privato nel corso del 2010?
Quali sono i rischi potenziali che gravano sulle economie mondiali?
Come diversificare il proprio portafoglio finanziario tra titoli corporates, metalli preziosi, titoli di Stato, materie prime ed azioni?
A queste ed altre domande il report cerca di fornire risposte e spiegazioni esaustive.
Potete richiederci l'inoltro dello studio presso la Vostra casella di posta elettronica mandandoci una richiesta al solito indirizzo: finanzamonitor@yahoo.it
Il costo di questo report è di 30 euro.

Sunday, December 27, 2009

Dicembre 2009: Finanza Monitor compie un anno!

E' passato un anno! 12 mesi ricchi di progetti e di soddisfazioni per il Team di Finanza Monitor. Vogliamo ringraziare tutti i sottoscrittori delle nostre Newsletter e le persone che si sono succedute nei nostri Corsi di formazione.
In particolare, vogliamo sottolineare l'ottimo riscontro avuto dai nostri lettori riguardo:

l'Italian Stock Monitor Alert Report e l'Asset Allocation Strategy Report

Sono due Newsletter focalizzate rispettivamente sull'analisi dei titoli quotati nella Borsa italiana e su tematiche di allocazione del risparmio e di gestione della propria ricchezza finanziaria.
Vogliamo poi citare i due corsi che hanno riscosso il maggior successo di pubblico e che si sono svolti a Bologna in due edizioni (primavera e autunno 2009); si tratta del:
"Corso base - Conoscere gli strumenti finanziari per gestire il proprio patrimonio"
e del:
Corso "Come costruire il portafoglio finanziario di famiglia ed amministrare la propria ricchezza".

Alleghiamo i link dove potete trovare tutte le informazioni che riguardano questi due corsi:

http://www.mieicorsi.it/corsi/corso-conoscere-gli-strumenti-finanziari-per-gestire-il-proprio-patrimonio---corso-base-7957.html

http://www.mieicorsi.it/corsi/corso-come-costruire-il-portafoglio-finanziario-di-famiglia-e-amministrare-la-propria-ricchezza-7956.html

Promettendo ai nostri LETTORI che avremo un 2010 carico di novità ed eventi riguardanti il mondo dell'economia e dei mercati finanziari, rinnoviamo i nostri migliori auguri per un sereno anno nuovo!

Thursday, December 24, 2009

BUONE FESTE!!


Auguriamo a tutti i lettori di Finanza Monitor un felice Natale e un sereno 2010!!

Sunday, December 6, 2009

Pubblichiamo un interessante articolo scritto qualche mese fa dal Blog Financial Markets LAB intitolato:

Sistemi di trading: una soluzione alle "trappole della mente" evidenziate dalla finanza comportamentale?
Probabilmente sono pochi i settori dell’attività dell’uomo che sono caratterizzati da una mole di informazioni come accade nel campo di chi opera sui mercati finanziari; il problema principale con il quale gli investitori, professionali e non, devono scontrarsi quotidianamente, è proprio rappresentato dalla gestione di questa ridondanza informativa che deve essere analizzata e valutata tutte le volte che si prende una decisione di investimento. Pertanto, se è vero che nel corso di questi anni sono aumentate la quantità e la velocità dell’informazione, è altrettanto vero che l’ampiezza informativa a disposizione risulta essere di difficile utilizzo.A questo proposito uno dei maggiori punti di forza dell’Analisi Tecnica è rappresentata dalla sua capacità di sintetizzare e racchiudere tutta l’informazione necessaria per prendere decisioni di investimento, nei prezzi (e nei volumi!) che si formano in seguito all’incontro della domanda e dell’offerta sul mercato (Il prezzo sconta tutto!).Tuttavia, la ridondanza informativa non presenta solo il problema di essere sintetizzata (o digerita!!) ma crea fenomeni di distorsione della realtà oggettiva, rendendo problematico all’homo oeconomicus l’assunzione di decisioni razionali. E il Trader?! Anch’egli è soggetto a cadere in queste trappole cognitive?! Come può districarsi in questo labirinto per fare in modo che la propria decisione o analisi sia la più oggettiva e razionale possibile?!La risposta più immediata a questa domanda è che, da un lato, in quanto uomo, anche un Trader può cadere in queste trappole nel momento in cui formula le propria analisi e previsioni; dall’altro, è molto probabile che tali distorsioni aumentino all’aumentare del peso della soggettività all’interno del processo di investimento che porta a fare le analisi e le eventuali previsioni. Tale soggettività si esplicita nell’interpretazione e nell’utilizzo della molteplicità di strumenti che l’Analisi Tecnica mette a disposizione. Quindi, da un lato, l’Analista Tecnico dispone di un grande potenziale legato alla capacità di sintesi degli strumenti che questa disciplina mette a disposizione, dall’altro, si trova a dover gestire i rischi insiti in un processo di investimento o analisi che utilizzi in modo soggettivo gli strumenti messi a disposizione dalla disciplina, esponendosi così alle distorsioni cognitive di cui parleremo. E dire che Autori importanti si sono spesso schierati a favore di un utilizzo soggettivo del bagaglio di analisi messo a disposizione dall’Analisi Tecnica (Steve Nison:” As with all charting methods, candlestick chart patterns are subject to the interpretation of the user. This could be viewed as a limitation. Extended experience with candlestick charting in your market specialty will show you which of the patterns, and variations of these patterns, work best. In this sense, subjectivity may not be a liability” tratto da Japanese Candlestick charting techniques) sottovalutando le “trappole della mente” in cui si rischia di incorrere quando diamo un eccessivo spazio al nostro Io.Queste “trappole della mente” sono state ampiamente documentate e studiate nell’ambito della Finanza Comportamentale; come è noto, questa disciplina si propone di cercare di comprendere, attraverso l’utilizzo della Psicologia Cognitiva, come vengano prese le decisioni economiche, evidenziando come spesso tali decisioni siano assunte in un contesto di totale assenza di razionalità.L’aumento delle informazioni a nostra disposizione aumenta le nostre opzioni di scelta e la Psicologia Cognitiva ha egregiamente evidenziato come in situazioni in cui si ampliano le possibilità di scegliere, aumenta ad esempio, la probabilità di rimandare nel tempo le nostre decisioni con un’esplicita propensione allo status quo, cioè a non decidere; questo aspetto rappresenta una conseguenza del cosiddetto “effetto dotazione”: la tendenza a ribadire le proprie decisioni di investimento (o le proprie analisi o la propria posizione in un trade) già in atto piuttosto che a impegnarsi in una nuova decisione quando davanti a noi si pongono una molteplicità di strade da percorrere.Inoltre, in un contesto sempre più complesso, anche il noto “principio di regolarità” viene messo in discussione; secondo questo assunto, aggiungendo a una serie definita di opzioni di scelta delle opzioni ulteriori che comunque non sceglieremmo, l’ordine delle preferenze tra le opzioni che ci erano state offerte, non dovrebbe cambiare, anche se nella realtà questo accade poichèla nostra mente è incapace di analizzare tutte le informazioni utili per compiere razionalmente le proprie scelte e di assegnare la giusta probabilità al verificarsi degli eventi; il nostro cervello si affida a “scorciatoie mentali” cioè a sentieri che deviano dalla strada maestra; queste scorciatoie sono definite euristiche dalla Finanza Comportamentale.Proviamo ora a passare in rassegna alcune di queste euristiche in cui può cadere il Trader o l’Analista Tecnico nell’espletamento del proprio lavoro di analisi o del proprio processo di investimento e cerchiamo di capire se i TS possono rappresentare una valida alternativa che sia in grado di risolvere o, almeno, attenuare le distorsioni cognitive che esamineremo.1) Sovrastima delle proprie capacità e conoscenze.Pare che Confucio abbia detto:”La vera conoscenza consiste nel sapere che si sa quello che si sa e che non si sa quello che non si sa”; se in queste parole sta tutta l’umiltà di cui dovremmo dotarci quando affrontiamo i mercati finanziari, sembra che, invece, l’uomo medio non conosca questa massima e si ritenga più intelligente e preparato della media. Ovviamente, la sopravvalutazione sistematica delle proprie capacità, nella fattispecie di Analista Tecnico, Trader o Investitore, porta facilmente a sottostimare i rischi della nostra analisi (non impariamo abbastanza dai nostri errori!) e all’illusione di poter controllare gli eventi, potendoli analizzare correttamente e prevedere. Ad innescare tali convinzioni c’è, da un lato una componente fisiologica, legata al fatto che la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore, influenza i nostri comportamenti, innescando un feedback positivo (chi non ha camminato due metri al di sopra del terreno dopo un trade o una previsione azzeccata?); dall’altro, bisogna evidenziare come l’uomo tende a ricordare più facilmente i propri successi (analisi e previsioni azzeccate piuttosto che operazioni chiuse in utile) piuttosto che i fallimenti (analisi e previsioni sbagliate o operazioni chiuse in perdita). Un’altra conseguenza dell’eccessiva sicurezza è rappresentata dall’impreparazione: non ci si improvvisa ne Analisti Tecnici, ne Trader, ne Investitori! E qui si pensi al periodo vissuto tra il 1999 ed il 2000 all’epoca della bolla high tech: in quegli anni c’erano in giro in Italia circa 50 milioni di esperti di Borsa pronti ad analizzare e prevedere l’andamento delle più popolari azioni! Ad alimentare l’eccesso di sicurezza c’è l’idea che quando accadono cose che confermano la correttezza delle nostre analisi e previsioni, attribuiamo gli eventi alle nostre capacità di analista; al contrario, se gli eventi che accadono vanno nella direzione opposta delle nostre previsioni, non sempre siamo disposti a riconoscere i nostri errori ma, piuttosto tendiamo ad attribuire l’evento avverso a qualcosa che non eravamo in grado di controllare.A questo punto ci chiediamo in che modo l’ideazione e l’utilizzo di un TS può aiutarci.La prima considerazione è che un TS, in quanto fissa a priori una metodologia che utilizza determinate regole per decidere quando comprare e quando vendere su un determinato mercato, riesce ad eliminare la personalità dell’operatore, eliminando le emozioni. Inoltre, un TS non ha memoria, quindi non può ricordare (sovra o sottostimandoli) i propri errori.Bisogna però evidenziare come anche nell’utilizzo di un sistema automatico esiste un pericolo che si ricollega alle distorsioni sinora descritte; se da un lato viene eliminato lo stress dovuto ad operazioni negative, dall’altro esiste una sorta di deresponsabilizzazione dell’ideatore del TS che rischia di essere portato ad incolpare la macchina delle eventuali perdite subite da posizionamenti sbagliati.2) Legge dei piccoli numeri.Si tratta della tendenza a credere statisticamente vero per le piccole serie di eventi quello che è solo approssimativamente vero per serie che si approssimano all’infinito. Se per esempio lancio in aria una moneta 10 volte e vengono fuori 3 teste e 7 croci, non posso affermare che la probabilità che lanciando in aria una moneta esca testa sia del 30%; questo a causa del fatto che il numero di lanci (10) è troppo limitato. Secondo questo approccio, l’Analista Tecnico che verifichi che in 5 casi passati l’ipervenduto desumibile da un qualsiasi oscillatore ha fornito un segnale rialzista e che per questo, al verificarsi del sesto ipervenduto preveda un rialzo, commette lo stesso tipo di errore dal punto di vista probabilistico.Se negli ultimi mesi, per 3 volte il superamento di un certo livello di prezzo (resistenza o supporto) di una certa attività finanziaria ha innescato un rally rialzista o ribassista, la previsione di un rialzo o di un ribasso nel caso di un quarto breakout ci fa cadere sempre in un errore simile.La difficoltà di individuare in modo soggettivo un numero sufficientemente ampio di segnali tecnici uguali in cui si è verificato un rialzo o un ribasso, avverando la previsione dell’analista, sembra rendere indispensabile l’utilizzo del computer, dei TS e di serie storiche di prezzi di attività finanziarie sufficientemente lunghe e tali da contenere un numero statisticamente significativo di segnali. Come noto, attraverso l’ideazione ed applicazione di sistemi è possibile introdurre ed approfondire nell’ambito del processo decisionale due fasi estremamente importanti: il backtest ed il forward test; queste due fasi fanno parte, in realtà, del cosiddetto processo di ottimizzazione delle variabili che compongono un TS. Nel backtest si cercano i valori delle variabili che compongono il TS che hanno lavorato meglio in termini di risultati; questa ricerca viene effettuata nell’intorno dei parametri che hanno generato il miglior risultato scegliendo il valore centrale (in questo modo si risolve il problema della cosiddetta stabilità dei parametri prescelti).I limiti di un processo di ottimizzazione, cioè di un processo che “guarda al passato”, sono principalmente legati alla qualità della serie storica e all’overfitting. Poichè il mercato alterna fasi differenti generando diverse sovrapposizioni di micro e macro cicli di prezzo, la serie storica dovrà essere sufficientemente lunga per poter descrivere queste sovrapposizioni; tuttavia proprio una serie storica lunga espone al rischio di cambiamenti strutturali del mercato (efficienza, natura degli operatori, area economica di riferimento). Per quanto riguarda l’overfitting, occorre assicurarsi che il numero delle variabili sia contenuto (ciò limita in parte le possibilità esplicative dei modelli) e che l’ampiezza della banca dati sia elevata (con il relativo rischio di cambiamenti strutturali del mercato); in ogni caso il rischio di overfitting è sempre presente.La presenza di questi due limiti spiega la necessità di affiancare ad una prima fase di back-test una seconda fase di forward-test, atta ad evidenziare l’affidabilità e la persistenza della performance dei TS esaminati. Il TS dovrà anche generare un sufficiente numero di operazioni al fine di poterne validare l’affidabilità. A questo proposito i risultati di un TS sono significativi proprio quando è stato eseguito un numero di operazioni di compravendita sufficientemente ampio tale da escludere che i risultati ottenuti siano dovuti al caso; la significatività di un test è data dall’errore che sta dietro ai risultati che è in relazione con il numero di operazioni eseguite:ERRORE = 1 / radice quadrata di NOve N = numero di operazioni eseguite nel back-testPertanto, se nel back-test sono state fatte 20 operazioni, l’errore nel calcolo del rendimento è del + - 22.37%.Percorrere la strada applicativa dei TS presenta il grande vantaggio di introdurre indicatori statistico-quantitativi che tengano conto della probabilità di verificarsi degli eventi o delle previsioni, evitando in tal modo l’euristica appena descritta.3) Euristica della disponibilità (o rappresentatività) (effetto winner-loser); euristica dell’ancoraggio; sottovalutazione della regressione ai valori medi.L'euristica della disponibilità è utilizzata quando nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri le persone utilizzano la loro esperienza relativa all'accadimento di quegli eventi in passato. Tuttavia, le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono quelle con il potere informativo maggiore ma sono quelle alle quali l'individuo ha associato i connotati emotivi più forti. Eventi che si sono verificati più spesso nella vita di un individuo o che lo hanno impressionato maggiormente saranno giudicati come più probabili anche se, in realtà, non lo sono. Infatti eventi più vividi o maggiormente in risalto nei mass media sono giudicati più frequenti di quanto essi non siano in realtà. Per esempio le persone in media giudicano la frequenza degli incidenti aerei significativamente superiore rispetto al reale rapporto tra voli aerei senza incidenti e voli con incidenti. Ad esempio in media gli investitori ritengono che le aziende che investono i loro soldi in programmi giudicati attraenti dagli analisti siano quelle che avranno minori problemi di bilancio e saranno meno coinvolte in azioni speculative. Perciò investono su queste aziende giudicando questi titoli meno volatili e quindi meno rischiosi. In realtà questa uguaglianza tra gestione delle aziende e rendimento dei titoli non è valida in assoluto poiché non sempre aziende con i conti in attivo hanno un rendimento superiore rispetto all'indice generale del mercato. Un altro esempio dell'uso dell'euristica della rappresentatività mostra come le previsioni a lungo termine eseguite dagli analisti di borsa tendono ad essere distorte in direzione dei titoli in quel momento più forti. Questo avviene anche se è stato provato che nell'arco di sei anni l'andamento dei titoli in crescita e di quelli in ribasso tende ad invertirsi (è il cosiddetto winner-loser effect). In altre parole quei titoli il cui valore è cresciuto nell'arco dei primi tre anni tendono ad avere, nei tre anni successivi, un rendimento in flessione mentre i titoli il cui valore è calato nei primi tre anni tendono ad avere un rendimento in rialzo nei secondi tre. E i TS?! Abbiamo già detto che una delle caratteristiche principali di cui si avvale l’operatività quando si utilizzano i segnali di buy and sell di un sistema automatico è proprio l’eliminazione della soggettività; quindi l’Analista o il Trader non andrà a comprare o vendere un titolo sulla base della propria esperienza passata, ma solo ed unicamente quando il sistema ideato fornirà un oggettivo segnale. L’aspetto dell’emotività in questo caso assume connotati diversi: non è con l’emotività della propria esperienza passata che si da un giudizio su un titolo o mercato, ma l’emotività gioca il suo ruolo dopo che il trading system è entrato in posizione; in questo caso l’emotività potrebbe spingere il Trader a non assumere quella data posizione perché risulta in contrasto con la visione di mercato che il Trader uomo ha in quel momento oppure perché il livello di perdita non risulta essere sostenibile dal punto di vista psicologico; tuttavia, un altro dei vantaggi nell’utilizzo di un TS sta nella possibilità di testare la propria emotività proprio nelle fasi di back test e forward test, mettendo alla prova il proprio io (sono disposto a sopportare il livello di perdite evidenziato in backtest, nella realtà operativa?).L'euristica dell'ancoraggio si riferisce alla formazione di un giudizio di stima a partire da un valore di riferimento (anche un valore casuale). Questa euristica viene utilizzata dagli investitori quando, per decidere se un titolo crescerà in futuro, si avvalgono del prezzo del titolo in un determinato momento senza considerare la storia del titolo e la variabilità del suo prezzo nel passato.Un titolo potrebbe avere un valore molto elevato in un certo momento ma non essere un investimento sicuro poiché in passato ha tenuto un andamento molto altalenante con forti crescite di valore seguite da altrettanti forti ribassi. Anche utilizzare informazioni relative all'andamento passato di un titolo per prevederne l'andamento futuro (tipico degli indicatori trend follower) senza aver soppesato l’attendibilità statistica dei segnali non è, in realtà, un comportamento razionale anche se permette una valutazione più accurata di quella che si ottiene considerando soltanto il valore delle azioni in un determinato momento. E la sottovalutazione della regressione ai valori medi? Se la performance di una squadra è statisticamente peggiore nella partita successiva a una vittoria per 6 a 0 e migliore dopo una sconfitta per 4 a 0, è semplicemente perché i risultati raggiunti in prima battuta erano estremi, dunque improbabili; tuttavia spesso non riusciamo ad essere sufficientemente regressivi e non scontiamo a sufficienza gli estremi, aspettandoci che una squadra che ha sempre vinto lo faccia anche nelle partite successive o che un mercato o un titolo azionario che è sempre andato bene, continui a farlo (e pensiamo alle fasi speculative vissute dai mercati negli ultimi anni).Se spostiamo l’ottica ai TS vediamo come una importante caratteristica sia rappresentata dal fatto che questi, non necessariamente sono strumenti previsivi; ad esempio si può pensare ad un sistema di trading che per quanto riguarda l’operazione singola, non dia risultati migliori di quelli ottenibili con il lancio di una moneta: 50% di probabilità di vincita e 50% di probabilità di perdita; se però il sistema fosse studiato in modo tale da produrre nel tempo perdite limitate e vincite ampie, il risultato nel medio lungo periodo risulterebbe interessante; quindi, anche se il sistema non avrebbe nessuna capacità previsiva, risulterebbe comunque profittevole. Pertanto, sposare una filosofia basata su un TS ci evita il problema di non facile soluzione, di dover prevedere l’andamento futuro dei prezzi.